Trump: Come cambia la politica commerciale economica fiscale e monetaria degli Stati Uniti d’America

22/04/2017

politica monetaria Stati Uniti

Analisi Politica Economica Commerciale Fiscale e Monetaria degli Stati Uniti
Aggiornamento del 28 Aprile 2017

Primi 100 Giorni del Presidente Trump: il commento dell'Ambasciatore per l'Unione Europea

Alessandro Colnago, Vice President di ExportUSA ospite alla colazione con l'Ambasciatore per l'Unione Europea negli Stati Uniti David O'Sullivan che commenta i primi 100 giorni dell'Amministrazione Trump e le prospettive di commercio bilaterale attraverso l'Atlantico

L'Ambasciatore O'Sullivan è ottimista sulle prospettive di sviluppo commerciale tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea e riflette un clima diplomatico inusuale ma proattivo tra le due potenze economiche. Ci tiene a precisare che le probabilità di un aumento di tariffe o limitazioni ai correnti Trade Agreements che legano gli Stati Uniti ad altri peasi è minima e fondata sull'utilizzo di trattati americani nati per salvaguardare le industrie nazionali in caso di guerra o gravi e provate minacce economiche, oggi assenti. Il movimento di beni e persone tra USA e EU non è mai stato così florido. 15 milioni di persone si trasferiscono per lavoro da una parte all'altra dell'oceano ogni anno. Il tema della sicurezza alle frontiere è prioritario per entrambi le aree ecomiche, ed è per questo che l'Unione Europea introdurrà un sistema di pre-controllo e registrazione di ingressi equivalente all'ESTAamericano a partire dal 2020. 



Analisi Politica Economica Commerciale Fiscale e Monetaria degli Stati Uniti
Aggiornamento del 28 Marzo 2017

Le prime mosse di politica "vissuta" dell’Amministrazione del Presidente Trump fanno cambiare le aspettative dei mercati finanziari americani: dal mercato azionario a quello dei cambi. Fermata del Dow Jones con un inizio di spostamento degli investimenti verso i mercati azionari europei. Il cambio Dollaro / Euro sfiora l'1.10 


All’indomani dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti il mercato azionario americano assegnato il record assoluto di tutti tempi sfiorando i 22.000 punti. Le aspettative erano quelle, come avevamo già detto in precedenza, di un forte stimolo all'economia generato dal programma di investimenti per l'ammodernamento delle infrastrutture in America.

Nelle settimane a seguire si è verificato un curioso fenomeno da parte degli investitori o forse degli speculatori: quello del trading azionario basato sui twitter del presidente. Il comparto bancario e quello delle società farmaceutiche [e dell’health care] hanno così visto I rialzi più forti. Le aspettative degli investitori sul mercato americano erano quelle di una minore regolamentazione il settore bancario E di un rilancio del settore farmaceutico a seguito di un incontro apparentemente molto amichevole tra il presidente Trump gli amministratori delegati delle maggiori case farmaceutiche americane.

Lo stesso tempo il cambio del dollaro si rafforzava sull'euro in previsione di un aumento dei tassi d'interesse causato dalle pressioni inflazionistiche della politica economica americana del Presidente Trump.

È bastato poco perché questo quadro idilliaco crollasse repentinamente.

La sconfitta dell'amministrazione Trump sul voto per la revisione profonda dell’Obamacare ha cambiato completamente lo scenario delle aspettative degli investitori americani. La sensazione adesso è quella che non sia per niente scontato che il presidente Trump riesca a per passare le altre proposte di politica economica che formano il cardine nel suo programma economico per l'America.

Stiamo parlando della riduzione delle tasse in America per società di persone fisiche e del programma di investimenti per il rinnovo l'infrastruttura. Fin quando il presidente può agire per decreto sembra assodato che Trump riesca a fare le cose, ma, ma quando invece deve raccogliere il consenso del congresso o del senato, ecco che cosa si complicano.

Di conseguenza nel giro di pochi giorni il cambio dollaro euro ha sfiorato l’ 1.10 mentre il mercato azionario ha visto la correzione del 4% con 9 miliardi di dollari che sono stati disinvestiti dal mercato azionario americano per essere reinvestiti su mercati azionari europei. Per ciò che riguarda il mercato azionario in particolare è stato notato che il rapporto prezzo utili del mercato azionario americano è di 18 mentre quello dei mercati azionari europei è di 14 e quindi molto più favorevole. Il prossimo di politica economica Americana saranno crucialiper determinare la tendenza del mercato finanziario americano nei mesi a venire.

 

Analisi Politica Economica Commerciale Fiscale e Monetaria degli Stati Uniti
Aggiornamento del 15 Febbraio 2017

Ulteriore aggiornamento sulle tendenze dei mercati in America - 15 Febbraio 2017

Il consenso che sta maturando tra gli operatori finanziari in America è che le politiche del Presidente Trump siano fortemente inflazionistiche 


L'Amministrazione Trump si è insediata con un programma di espansione economica basato da una parte sugli investimenti per il rinnovo delle infrastrutture americane. Investimenti in parte da finanziarsi con il rientro a tassazione agevolata dei profitti detenuti all'estero dalle multinazionali americane.

Un altro pilastro della politica economica americana è l'incoraggiamento della produzione in America, del Made in America, soprattutto attraverso il reshoring delle produzioni a suo tempo spostate in Cina e anche in Messico.

Il problema è che l'economia americana è vicina al pieno impiego delle risorse nel senso micro economico del termine. In particolare il tasso di disoccupazione in America è al 4.7%.

In questo scenario dell'economia americana, una duplice azione di stimolo economico come quello appena descritta avrebbe un forte effetto espansionistico che però, nel contesto attuale, genererebbe anche una marcata spinta inflazionistica con conseguente rialzo dei tassi di interesse da parte della FED. Il rafforzamento del Dollaro sarebbe la naturale conseguenza di questa serie di eventi e la parità Dollaro - Euro sarebbe davvero a portata di mano. Il tutto renderebbe più difficile mantenere la barra delle politiche economiche care al Presidente Trump.

Forse la verità era che l'America era già Great e non aveva bisogno del "Again" nell'equazione. Quantomeno dal punto di vista della politica economica. Certo, la politica estera e la politica sull'immigrazione si prestano a visioni ideologiche diverse e forse il "Great Again" in questo contesto poteva anche avere un senso [dipende dai convincimenti politici di ognuno].

Ridurre il numero degli ingressi concessi con il programma dei visti di lavoro H1 ed espellere i migranti illegali non farebbe altro che aumentare la tensione sul mercato del lavoro e le spinte inflazionistiche in America.   

Se aggiungiamo la riforma sulla tassazione delle società in America il rialzo del tasso di inflazione è quasi una certezza.

Questa evoluzione del quandro macroeconomico potrebbe essere il fattore più potente di moderazione del rinnovo delle politiche economiche e monetarie in America.


Aggiornamento Febbraio 2017
Aggiornamenti sulla politica economica e monetaria degli Stati Uniti all'indomani dell'insediamento dell'Amministrazione del Presidente Trump

La Presidenza Trump ha inaugurato un nuovo corso di politica economica e monetaria in America. Al di là del giudizio politico, i cambiamenti annunciati hanno gia' cominciato ad influenzare i mercati

 

  • Politica Economica

Rientro in America degli utili detenuti all'estero dalle multinazionali americane
Questo sarebbe n cambiamento epocale perchè nessuna amministrazione aveva neppure pensato di proporre una cosa del genere. Se L'Amminstrazione Trump ci riuscisse, si calcola che il "sistema Stati Uniti" riceverebbe una iniezione di liquidità di circa 500 miliardi di dollari senza aumentare di una iota la pressione fiscale.

Finanziamento statale del piano di rinnovo delle infrastrutture in America 
Parte di questa liquidità andrebbe a finanziare un gigantesco piano di investimenti per il rinnovo delle infrastrutture: strade, ponti, porti, aeroporti, ferrovie etc. In pratica un puro stimolo di stampo Keynesiano che unirebbe in un afflato fraterno democratici, repubblicani e sindacati americani in una trimurti che non si vedeva dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. 

  • Politica Monetaria

In termini di politica monetaria il Presidente Trump deve fare i conti con il Governatore della FED, Ms. Yellen, ma, anche qua, per un allineamento astrale che ha dell'incredibile, siamo in una fase in cui la FED ha imboccato si la strada di un aumento graduale dei tassi di interesse che però di fatto continua a rimandare mentre l'Amministrazione Trump vuole un dollaro debole e si lamenta di manipolazioni valutarie da parte della Cina e, ultimamente, dice anche che l'Euro è "grandemente sottovalutato" [grossly undervalued] Ecco quindi che in questi giorni [inizi di Febbraio] il cambio doillaro/euro e' tornato ai livelli di 1.08 dopo aver toccato 1.0390 qualche settimana fa. 

  • Politica Fiscale

All'orizzonte una riduzione della tassazione in America per le persone ma soprattutto per le società. L'effetto annuncio è stato bello ma questa è un'iniziativa non facile da realizzare. Vedremo.

  • Mercato Azionario - Dow Jones

Sull'onda della "irrazionale esuberanza", come avrebbe detto Alan Greenspan, il mercato ha spinto al record il Dow Jones oltre la soglia dei 20mila punti, recordi di tutti i tempi. Le aspettative sono quelle di una economia con più export e meno import, impegnata a realizzare una serie di investimenti domestici e con una tensione al Made in America e America First che dovrebbe tradursi in un maggior reddito disponibile per l'economia in generale.

  • Cambio Dollaro Euro

Come dice il saggio: "un'immagine vale mille parole" Ecco quindi la chart di oggi del cambio usd/eu:

dollaro euro 02 febbraio 2017




Marzo 2016
Riproponiamo, aggiornandola, una analisi sulla politica monetaria degli Stati Uniti d'America che avevamo pubblicato nell'Ottobre del 2014

Le tendenze di politica monetaria degli Stati Uniti sono continuate così come erano state impostate. L'influenza delle azioni di politica monetaria della Federal Reserve sul cambio Euro Dollaro si e' accentuata con il Dollaro che si e' continuato ad apprezzare nei confronti dell'Euro


Sei anni fa, sulla scia del crollo della Lehman Brothers e nel bel mezzo di una grave recessione, la Federal Reserve Statunitense ha adottato una politica monetaria estremamente espansiva. Il programma di stimolo economico, conosciuto come “quantitative easing”, costato migliaia di miliardi di dollari, è riuscito a guidare l'economia lontano da una spirale deflazionistica. Il programma inoltre ha spinto verso il basso il costo del capitale per il governo federale. I buoni del Tesoro a 10 anni erano oltre 4,0% nel 2008. A partire dalla fine di settembre, il tasso era sceso al 2,6%.

La situazione economica dei paesi emergenti e delle economie asiatiche e' la nuova variabile che influenza le scelte di politica monetaria degli Stati Uniti da parte della FED - Federal Reserve

Ad oggi [Marzo 2016] la FED non ha attuato quel rialzo dei tassi che tutti si aspettavano.

Di conseguenza, il cambio Euro / Dollaro e' rimasto su livelli superiori all'1.10 mentre molti, noi per primi, si aspettavano uno scivolamento verso la parita' del cambio con i conseguenti vantaggi per le esportazioni italiane verso l'America.

La divergenza delle politiche monetarie adottate da FED e BCE perrimane, ma il rafforzamento del Dollaro per il momento pare essersi fermato.

Come mai la FED non ha mantenuto la promessa di aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti? La risposta pare essere il timore della FED di destabilizzare le economie dei paesi asiatici e dei paesi emergenti verso cui da tempo si stanno spostando i capitali in ricerca di rendimenti superiori alla media [dato che ormai in Europa i rendimenti dei titoli di stato sono pari a zero mentre in Svizzera e in Giappone i rendimenti dei titoli di stato e dei depositi bancari sono addirittura negativi]

Negli ultimi anni, dal momento in cui la FED ha iniziato a intraprendere manovre piu’ restrittive, molti investitori si sono chiesti quando i tassi di interesse in America sarebbero aumentati e che cosa sarebbe accaduto al valore dei loro portfoli. Gli esperti pensano che queste domande siano chiaramente giustificate alla luce del decadimento della Rally Rate (cioe’ dell’innalzamento dei prezzi di stock e bonds) e delle osservazioni formulate in conferenza stampa dal presidente della FED, Janet Yellen.

L'economia statunitense continua la sua modesta espansione, e le condizioni del mercato del lavoro sono costantemente migliorate. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1%. Forse ancora più importante, la cessazione di grandi acquisti di asset da parte della FED dovrebbe compensare le preoccupazioni geopolitiche e il conseguente salto di qualità.

Riguardo questo ultimo passaggio, l’ex presidente della FED, Ben Bernanke, ha innescato un brusco sell-off di titoli di Stato nel giugno del 2013, quando suggeri’,  in una conferenza stampa, che la FED avrebbe diminuito i suoi acquisti di asset nel 2014. Il rapido aumento dei rendimenti ha innervosito molti investitori. Comunque, si dubita che  i tassi aumenteranno ancora  in modo così brusco e violento nel 2015. I buoni del Tesoro aleggiavano intorno all’ 1,68% quando Bernanke ha fatto le sue dichiarazioni. Da allora, la maggior parte degli investitori hanno accettato l'idea che i tassi di interesse saliranno gradualmente.

Non solo la FED ha continuato a fornire una guida ai mercati, ma Yellen ha dichiarato inoltre che i rialzi dei tassi dipendono da una serie di fattori economici, tra cui il tasso di inflazione ela condizione del mercato del lavoro. Anche se l'economia continua a recuperare, il trend della crescita non è stato esplosivo. I mercati si aspettano che i buoni del Tesoro a 10 anni salgano gradualmente, guadagnando il 3,0% in 12 mesi. Un altro drammatico aumento appare improbabile dato il programma di stimolo monetario della Banca Centrale Europea, che dovrebbe servire da ancoraggio ai tassi USA, impedendogli di aumentare troppo velocemente.

Le prospettive della FED per un graduale aumento dei tassi di interesse dovrebbe ridurne al minimo la volatilità. La combinazione di moderata crescita economica e la guida dalla FED dovrebbe ridurre al minimo le possibilità di un livello dei tassi di interessi simile a quello che si e’  visto nel 2013.

Un aumento dei tassi di interesse non porta necessariamente anche ad un aumento della volatilità. La bassa volatilità ha portato a un più alto rendimento le classi di asset a reddito fisso. Poiché i tassi di interesse salgono, i "cacciatori di rendimento" avranno ora maggiori opportunità per soddisfare i loro obiettivi di reddito. considerata una maggiore crescita degli Stati Uniti, degli utili societari e dei mercati azionari, gli operatori finanziari ritengono che qualsiasi spread di allargamento sarà modesto.

Molti fattori possono influnzare i mercati valutari, ma si pensa che l'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA continueranno ad essere una forza potente a sostegno del dollaro nei prossimi anni. La dinamica positiva di crescita, la politica monetaria aggressiva e i più elevati tassi reali a lungo termine negli Stati Uniti aggiungono attrattiva al dollaro. Per la prima volta dall'inizio della crisi finanziaria, le banche centrali si trovano ad affrontare sfide molto diverse, e la politica di normalizzazione della FED arriva in netto contrasto con i piani di stimolo della Banca centrale europea, la Banca nazionale svizzera, e la Banca del Giappone.

politica monetaria Stati Uniti

Il dollaro si è rafforzato in modo sostanziale nel corso degli ultimi mesi e i rendimenti dei titoli USA hanno riguadagnato un po 'di terreno, dal momento che la BCE ha chiarito le sue intenzioni di perseguire una politica monetaria espansiva. Mentre i mercati si aspettano che il dollaro possa crescere costantemente, (con l’ EURUSD che potrebbe toccare l’ 1,20 in un anno), e’ opinione diffusa che l'apprezzamento sarà più graduale rispetto al calo dell'8% del EURUSD da maggio a settembre. Il fair value di EURUSD è appena sopra il valore spot (stimiamo il potere d'acquisto a 1,33), e solo ulteriori divergenze nei rendimenti nelle previsioni manterrebbero il dollaro sostanzialmente sopravvalutato.

Il dollaro è ben posizionato nei confronti di molte valute dei mercati emergenti e in via di sviluppo. Ci si aspetta che le valute dei mercati emergenti (EM) non vedranno lo stesso tipo di sell-off violenti che hanno vissuto, dopo che Bernanke diminui’ l’ acquisto di asset da parte della FED a metà del 2013; tuttavia, il ritardo della ripresa economica in molti mercati emergenti, insieme con tensioni geopolitiche, potrebbe lasciare molte valute in svantaggio per tutto l'anno successivo.



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